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LIONS CLUB LICATA

ANNO SOCIALE 2007-2008
Presidente Dr. PALMISCIANO NICOLO'




Presentazione del libro di Gaetano Allotta:
"FILATELIA AGRIGENTINA"

In data 01/12/2007 si è svolta la presentazione del libro di Gaetano Allotta: "Filatelia agrigentina" presso la chiesa del Monastero delle Benedettine in Palma di Montechiaro
Alla serata hanno partecipato il Presidente 
del Club Dott. Nicolò Palmisciano e i relatori: Prof. Ernesto De Miro, già Soprintendente ai Beni archeologici per le province di
Agrigento, Caltanissetta ed Enna dal 1968 al 1986, Dott. Giovanni Taverna Ass. Politiche sociali Prov. Reg. di Agrigento, Don Nicolò Lupo, rettore del Monastero benedettino.
Era presente ed ha concluso i lavori il Delegato della zona lions 29: Dott. Nicolò La Perna .

I saluti da parte delle suore benedettine sono stati dati dal rettore del monastero benedettino Padre Nicolò Lupo, che ha presentato la storia del convento.
Il Monastero delle Benedettine fu costruito tra il 1653 e il 1659, inglobò il primo Palazzo ducale e accolse con la regola cassinese anche le figlie di Giulio, II duca di Palma, e in seguito anche la moglie Rosalia Traina.
Si trova su una semicircolare e impervia gradinata, in una piazza quadrata con le strade che si incrociano nel luogo che un tempo era segnato dalla colonna con la croce.
Venne inaugurato il 12 giugno 1659.
Il monastero ha un aspetto semplice con finestre prive di decorazioni. 
Sul cortile interno, invece, si affacciano delle finestre decorate in stile barocco. All'interno il parlatorio ha volte a botte da cui si accede ad un giardino ricco di alberi in cui è sistemata una scultura della Madonna con San Benedetto.
Le suore custodiscono, inoltre, la Madonna della Colomba Rosata. Ancora oggi è uno dei pochi monasteri di clausura in Sicilia, il cui accesso è impedito quasi a chiunque.
Nella chiesetta del Monastero delle Benedettine è sepolta la Beata Suor Maria Crocifissa, la Beata Corbera dei Gattopardo. 
A questo proposito Giuseppe Tomasi di Lampedusa visitò per la prima volta Palma di Montechiaro nel 1955. "I luoghi, l'accoglienza festosa tributatagli dall'arciprete al Duomo e dalla badessa al convento delle benedettine la quale gli concesse, con lo stesso privilegio appartenuto ai suoi avi, di entrare nella zona di clausura e di omaggiare la tomba di Isabella, figlia del duca Santo ritiratasi in convento col nome di suor Maria Crocifissa, colpirono talmente lo scrittore da ispirargli diverse pagine de Il Gattopardo cominciato proprio nello stesso anno. Così è, per esempio, nel capitolo di Donnafugata, per la descrizione del Te Deum al Duomo o per la visita del principe Fabrizio Salina al convento benedettino".
Il Monastero Benedettino è il luogo dove le monache stanno ancora dietro le grate della clausura a confezionare i "mandorlati rosa e verdognoli", eccellenti per dolcezza, forme e colori, a raccontare le storie della "beata Corbera", a mostrare la lettera ed il sasso del diavolo. 
Il Lions Club di Licata nell'occasione ha finanziato il restauro di due affreschi del Santuario posti sulle pareti destra e sinistra della cappella di San Felice, la quale fu fortemente voluta dalla Beata Corbera, apponendo una targa sotto l'opera d'arte.

Ha preso la parola il Dott. Giovanni Taverna Ass. Politiche sociali Prov. Reg. di Agrigento, che ha ribadito l'interesse della provincia in tutte le manifestazioni artistiche e sopratutto in questo libro di Gaetano Allotta, che porta i personaggi agrigentini, i templi e le bellezze artistiche e architettoniche di Agrigento alla ribalta di tutta Italia.

ntervento del Dr. Nicolò Palmisciano
Gaetano Allotta, nato a Belmonte Mezzani nel 1930, intendente di finanza a riposo e giornalista, è socio ordinario della Società siciliana per la storia patria di Palermo ed ispettore onorario dei Beni Culturali, socio lions del club di Agrigento Host, di cui è stato presidente nell'anno 81/82; è stato anche ViceGovernatore distrettuale nell'anno 82/83.

Ha conseguito numerosi riconoscimenti tra i quali il premio della Cultura della presidenza del Consiglio dei Ministri (83) il Telamone, il "Global 500 Honour Roll" delle nazioni Unite (89) ed il premio Taormina per le arti e le Scienze. E' insignito dell'Onorificenza di Cavaliere dell'ordine al Merito della Repubblica italiana.
Era difficile sfuggire alla tentazione di ricorrere a quei policromi quadratini o rettangolini dentellati che ciascuno di noi ha quantomeno cominciato una volta nella vita a collezionare, quando si sono presentate le occasioni a noi gradite.
Un'iconografia è sempre stata indispensabile agli avvenimenti passati e presenti, così si è pensato che i francobolli fossero quanto di più originale si potesse immaginare.
Del resto, oggi ogni cosa ha una suo testimoniale.
E così anche i fatti storici e gli avvenimenti più salienti di un determinato periodo della società, possono trovarne uno in queste minuscole variopinte immagini, a loro volta testimoni dell'interesse sia delle istituzioni che del grande pubblico.
Nei paesi più diversi tra loro, i francobolli si sono egregiamente prestati a sostenere campagne, a ricordare grandi avvenimenti, grandi personaggi, ed epoche storiche, assolvendo puntualmente, merito dell'efficacia delle immagini, il compito loro affidato. Allo stesso tempo, volti di personaggi celebri, figure di grandi opere architettoniche del passato (vedi templi, teatri greci etc) opere d'arte riportano alla mente conquiste e progressi verificatesi dai tempi più remoti ad oggi.
Il materiale illustrativo, abbondantemente distribuito in ogni capitolo del volumetto, non è stato scelto a rappresentare solo un ornamento del testo, bensì a costituire anch'esso un repertorio, cioè una fonte di conoscenza.
Il volume "Filatelia Agrigentina" scritto con la tipica passione euristica di studioso è un brillante epitome che onora l'autore e l'editoria del "Centro studi Giulio Pastore" di Agrigento, soprattutto perché, giova ripeterlo, offre a tutte le persone ed in special modo a quelle intellettualmente vive, la possibilità di passare dalla meditazione del passato e dalla riflessione sul presente all'intuizione e progettazione dell'avvenire.
Il lettore rimane dopo la lettura, sorprendentemente soddisfatto ed appagato, oltre che per la semplicità espositiva anche e soprattutto per il contenuto storico di alta precisione, per cui, come ha giustamente affermato un romanziere contemporaneo francese, Robe Grillet, "rien n'est plus fantastique que la precision",
La fatica intellettuale che si consegna alle pagine di questo volume e che si propone all'attenzione dei lettori, nasce da un atto d'amore dell'autore per la sua città, dal desiderio imperioso si un figlio devoto, appassionato e innamorato della sua terra, dalla volontà civile di un professionista di valore dedito alla ricerca storica, letteraria, artistica, archeologica, nasce dal lavoro attento e minuzioso dell'avv. Allotta.
Così nasce il volume che oggi vede la luce e si propone alla lettura con il fascino della testimonianza, che ridà vita a personaggi ed eventi del passato, riportandoli al protagonismo nel teatro della storia e riaprendo loro il sipario della memoria che rischiara le tenebre dell'oblio.
Onore e merito allora all'avv. Allotta, dinamico ed autore protagonista della vita culturale di Agrigento.
A Lui e al suo straordinario impegno si deve se il lavoro si affaccia oggi alla ribalta della stampa e si porge al piacere della lettura.
La storia di una città, di un popolo la scrivono i grandi fatti naturali, gli eventi individuali e collettivi, le vicende umane nel loro essere e nel loro divenire..
Ma la storia la scrivono anche i singoli individui con le loro opere, con il loro lavoro con le loro quotidiane testimonianze di passione civile, di coraggioso impegno, di sconfinata dedizione, di attiva collaborazione, per il bene, lo sviluppo, l'affermazione d
ella loro città e della loro terra.

Intervento del Prof. Ernesto De Miro

Palma di Montechiaro e i Tornasi
Non è la prima volta che torno da conferenziere nella cittadina di Palma; ogni volta in un nodo di ricordi e di sentimenti affluiscono e si concentrano richiami della mia primavera di militanza archeologica: giovane archeologo venivo qui per una ricerca preistorica, in verità alquanto perigliosa, nella grotta "Infame diavolo", la grotta che mi apparve fregiarsi del più bel nome esclamativo dell'archeologia mediterranea. Qui venivo per esplorare la topografia archeologica delle due colline prospiHienti, quella di Castellazzo e l'altra di Piano della Città, nella cui interposta depressione aveva proceduto la "marcia" acragantina verso il traguardo di confine sicano segnato dal fiume Salso (antico Himerà).
Qui venivo ancora per incontrare un vostro figlio illustre, il Prof. Giacomo Caputo, che fu Soprintendente delle Antichità della Tripolitania in Libia, nei periodi difficili dell'ultimo conflitto, e poi travagliatamene rimpatriato fu Soprintendente della Toscana a Firenze. Il Prof. Caputo era innanzitutto un palmese, e Palma volle eleggere a suo ultimo estremo domicilio allorché venne meno. Venivo, pertanto, a Palma anche per incontrarmi con Lui, maestro di saggezza e di sapienza, punto di riferimento amicale per noi allora giovani studiosi di antichità. Essendo, come dicevo egli innanzitutto figlio di questa nobile città, da lui fui avviato a conoscere ed ammirare la sua storia civile, religiosa e monumentale. E così per la prima volta sentii dissertare della "terra" di Palma, fondata da Carlo Tornasi nel feudo di Montechiaro il 3 maggio 1637 e quasi subito passata nelle mani del fratello Giulio, divenuto nel 1667 principe di Lampedusa, popolarmente chiamato "Santu Duca" (il duca santo del "Gattopardo"), di cui un ritratto è conservato nella sacrestia della Chiesa Madre di Palma. Si parlava di G.B. Odierna (1597-1660) che dalla natia Ragusa fu tra i fondatori di Palma; sacerdote, scienziato, naturalista, astronomo, che a Palma aveva la sua abitazione, una casa di cinque vani cedutagli, a poco più di un anno dalla fondazione, dal Barone Carlo Tornasi (edificio forse da identificare lungo la strada tra la piazza pubblica e il Palazzo baronale), palazzetto che conserva ancora il suo portone seicentesco. Ancora a Palma l'Odierna aveva la sua "Specula" di astronomo, che l'amico e maestro Caputo mi indicava sull'altura su cui sorge il seicentesco Palazzo dei Tornasi. E a proposito del Palazzo baronale Caputo teneva a precisare che esso non poteva non essere che quello assorbito dal Monastero delle Benedettine, quando nel 1659 fu pronto il nuovo Palazzo Ducale. E qui Caputo teneva a sottolineare che a proposito della descrizione nel "Gattopardo" dell'architettura stuccata e dipinta del Palazzo Ducale, anche se le immagini non ricalcano la realtà, era nell'atmosfera feudale del mondo dei Tornasi che non poteva non riconoscersi che la Palma del seicento, fosse o no Donnafugata Palma o Santa Margherita Belice (come voleva Giorgio Bassani).
E' assolutamente indubitabile - affermava Caputo e lo ha scritto - che il Duca Santo sia Giulio Tornasi e che il feudo proprio del "Gattopardo" sia Palma. La beata Corbera è Suor Maria Crocefissa, figlia di Giulio, già venerabile: entrambi sepolti nella chiesa annessa al monastero del Rosario o Benedettine, che nel romanzo è chiamato di Santo Spirito.
Barone di Montechiaro sin dalla fine del Cinquecento, i Tornasi fondarono Palma partendo dall'antica frazione ragusana di Donnafugata e ne crearono le premesse per lo sviluppo. Essi divennero duchi di Palma e quindi principi di Lampedusa, isola che con la vecchia baronia costituiva il feudo della famiglia. Ancora oggi nelle guide marittime la distanza di Lampedusa dalla Sicilia è ricordata in miglia rispetto alla Marina di Palma.
In un brano del "Gattopardo" l'autore Giuseppe Tornasi accenna a un "soffitto dalle architetture dipinte". I soffitti del Palazzo sono veramente notevoli per la superficie decorata.
A Caputo, figlio fedele e colto di Palma, nella seconda metà del ventesimo secolo non tu concesso di vedere restaurato e sottratto alla rovina del Palazzo Ducale.
Di questa ingratitudine del tempo chissà se Caputo potrà un giorno essere ricompensato dai suoi concittadini con un particolare ricordo nel contesto dell' urbanistica della città, terra che egli amò al pari del suo fondatore.
Certo è che dall'alto ci piace vederlo compiaciuto che le Poste Italiane si siano
ricordate di Giuseppe Tornasi, e perché no che oggi si sia voluto sottolineare e propagandare quel nome e quella famiglia con la "Filatelia agrigentina" di Gaetano Allotta.
Ernesto De Miro

Intervento del Dr. Nicolò La Perna

Alla fine della presentazione del libro "Filatelia Agrigentina" del Dr Allotta io porto a tutti il saluto mio personale, della Presidente di Circoscrizione Egla Tornambè, assente per motivi di famiglia e del Governatore Aw. Salvatore Giacona che ha inviato una mail per estendere al Presidente, a tutti i soci e a tutti gli ospiti un caloroso saluto.
Che dire di Gaetano Allotta; oggi ho fatto una ricerca in Internet inserendo il suo nome, più di mille pagine Internet parlano di lui, basta elencare diversi riconoscimenti, per rendersi conto dello spessore culturale ed umano del personaggio: Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri (1983), il Global 500 Honour Roll delle Nazioni Unite (1989), il Premio Taormina per le Arti e le Scienze (1993), il Melvin Jones Fellow del Lions International ed il premio per "Una vita dedicata al mare" dell'Istituzione dei Cavalieri di S. Stefano (2006). È socio ordinario della Società Siciliana per la Storia Patria di Palermo ed Ispettore Onorario dei Beni Culturali.
La sua attività di saggista e scrittore è veramente ampia. Ad oggi si contano ben molti libri sui più svariati argomenti: Tra le sue opere principali sono i seguenti volumi:
1. Archeologia e i suoi aspetti tributali ( 1970)
2. Profilo economico di Malta (1972)
3. Difendiamo il mare (1980)
4. La salvaguardia del mediterraneo ( 1984)
5. Difesa del mare e nuove norme sull'ambiente (1987)
6. Economia e tributi (1989)
7. Ecologia e tutela dell'ambiente (1990)
8. Pescatori di ieri (1992)
9. Archeologia marina e diritto del mare ( 1995)
10. Olio di pietra in Akragas (1997)
11. Il "virus" della burocrazia (1997)
12. Monumenti nei porti del Mediterraneo (1997)
13. Numismatica e filatelia ispirate al mare (1998)
14. Guerra e pace nei Balcani (1999)
15. NATO e "international law" (1999)
16. Portolani, caricatori e porti del litorale agrigentino (1999)
17. Il guardiano del faro (1999)
18. Emigrazione nei secoli XTX e XX (2000)
19. Viaggio sentimentale sui treni della Sicilia (2000)
20. Girgenti lajnagnifique (2000)
21. Patrioti girgentini esuli a Malta (2000)
22. Pirandello e il porto (2000)
23. Ferdinandea: l'isola che non c'è (2000)
24. Iconografia sacra ispirata al mare (2001)
25. Tutela del patrimonio archeologico subacqueo (2001)
26. Sorella acqua (2001)
27. Valorizzazione del oatrimonio culturale sottomarino f2001
28. Trazzere di Sicilia (2001)
29. L'Ordine Ospitaliere di San Giovanni (2002)
30. Nuova normativa in materia di beni culturali (2002)
31. Emergenza idrica in Sicilia (2002)
32. La Sicilia e il Mediterraneo (2002)
33. L'isola effimera (2002)
34.60 anni fa: lo sbarco alleato in Sicilia (2003)
35. Crispi (2005)
36. Le barche del mediterraneo (2006)
37. Immigrazione:Un fenomeno epocale (2007)
38. Filatelia Agrigentina (2007)
Tutti i libri scritti hanno un denominatore comune l'interesse e l'amore per il nostro territorio, intendendo non soltanto la Sicilia, ma il Mediterraneo, visto non solo come un coacervo dì popoli rivieraschi, e quindi l'interesse per Malta e i rapporti stretti tra Malta e la Sicilia, tra i paesi nordafricani e la Sicilia, ma soprattutto il Mediterraneo è visto come mare e quindi la tutela e la salvaguardia del patrimonio marino e sottomarino, i pescatori, i fari e i porti del Mediterraneo, Gaetanono Allotta lo si potrebbe definire un fine letterato lupo di mare. Il suo interesse per la Sicilia lo si vede dai molti libri editi su Agrigento, sui patrioti agrigentini, sull'archeologia. Allotta non dimentica di essere stato Intendente dì Finanza e lo si vede nei suoi libri che parlano dì economia e aspetti tributari e non disdegna di cimentarsi con argomenti di politica, di religione, di letteratura
Che dire della nuova fatica letteraria e di ricerca del professor Gaetano Allotta, una raccolta illustrata di francobolli storici pubblicata in occasione dell'emissione da parte delle Poste italiane di un valore intitolato a Tornasi di Lampedusa, duca di Palma, e che nel Palazzo Donna Fugata di Santa Margherita Belice trascorse molti anni della sua giovinezza. E un libro che si legge tutto di un fiato, e che riunisce la mente dello storico con quello del saggista e del filatetico. I francobolli sono ordinati per data e importanza del soggetto. E' un opera che mancava nella filatelia nazionale e Gaetano Allotta ha colmato questo gap con il suo libro, splendido, nei colori e soprattutto nelle didascalìe. Grazie Gaetano per quanto fai per la Sicilia, per l'arte e per il Lions.

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